FINANZIAMENTI BIFASICI E SUPERAMENTO TEG USURA
- 31 mar
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Riprendendo l'articolo che è stato pubblicato su Torino Today a seguito di intervista rivoltami dalla testata, mi propongo di descrivere e analizzare quella categoria di finanziamenti per l'acquisto di auto nuove che nel corso degli anni si rivelano un boomerang per chi li ha sottoscritti, con rate che crescono a dismisura tanto da costringere gli interessati o a sottoscrivere un secondo prestito per estinguere il finanziamento o a cercare di restituire il veicolo per ottenere l'estinzione (perdendo quanto pagato fino a quel momento).
Nella maggior parte dei casi, il finanziamento inizia con rate contenute (cd. mini-rata), approvazioni rapide e quasi scontate (trascurando la verifica della sostenibilità del finanziamento da parte del Cliente) e la possibilità, almeno apparente, di cambiare veicolo dopo pochi anni. In particolare, secondo diversi operatori del settore, il meccanismo della mini-rata consente di rendere apparentemente sostenibile l’acquisto di veicoli anche di fascia medio-alta. Tuttavia, la valutazione del merito creditizio viene frequentemente effettuata sulla base della rata iniziale, o su valori intermedi, senza considerare in modo adeguato l’impatto della rata futura.
Il risultato è che molti consumatori, al momento dell’aumento della rata, non riescono a sostenere il nuovo impegno economico, entrando in una situazione di difficoltà finanziaria che può sfociare anche in forme di sovraindebitamento.
Nella pratica tali formule, sottoscritte anche con le principali finanziare che operano in Italia e non solo, non conducono mai alla reale estinzione del debito. Si entra in una sorta di loop dal quale diventa sempre più complesso uscire.
Si tratta di posizioni caratterizzate da schemi contrattuali molto simili, indipendentemente dalla concessionaria o dall’intermediario coinvolto. Il meccanismo è ricorrente: nei primi anni il cliente paga rate sostenibili, ma queste coprono in larga parte interessi e costi accessori. Il capitale si riduce in misura minima. Dopo tre o quattro anni, il debito residuo risulta ancora molto elevato. A quel punto, al cliente viene prospettata una scelta: sostenere un forte aumento della rata (per cui non si è nemmeno adeguatamente svolta in principio la verifica in merito alla fattibilità), oppure restituire l’auto ed estinguere il finanziamento. Nella maggior parte dei casi il cliente non è economicamente in grado di sostenere la nuova rata. Ma restituire il veicolo non estingue il debito, che resta in capo al consumatore. Infatti, mentre in caso di noleggio il Cliente può utilizzare il veicolo dietro il pagamento di un canone mensile e poi restituirlo, in questi casi, anche se, dopo aver utilizzato il veicolo dietro il pagamento di un canone mensile, il Cliente sceglie di restituirlo, si trova da estinguere il finanziamento (che rimane spesso di una somma pari o superiore al valore dell'auto ancora dopo 3 o 4 anni di rate pagate).
Nei primi tre anni di pagamento spesso si abbatte appena l'1% del capitale
Dai casi analizzati emergono dati ricorrenti che aiutano a comprendere la struttura economica di molti finanziamenti auto oggi diffusi. Nei primi 36 mesi di contratto, la quota di capitale effettivamente rimborsata può risultare estremamente ridotta. In alcune posizioni documentate, dopo tre anni di pagamenti regolari, il debito residuo risulta ancora pari a circa il 98–99% del capitale iniziale. In termini concreti, ciò significa che in tre anni il cliente ha rimborsato appena l’1–2% del capitale, mentre la quasi totalità delle somme versate è stata assorbita da interessi e costi accessori.
La combinazione tra bassa restituzione del capitale iniziale, aumento successivo delle rate e difficoltà di uscita anticipata dal contratto contribuisce a rendere questi finanziamenti particolarmente critici sotto il profilo della sostenibilità economica per il consumatore. In alcuni casi è stato possibile raggiungere accordi con le concessionarie, soprattutto quando queste hanno interesse a rientrare in possesso del veicolo. Diverso, invece, è il comportamento delle finanziarie, che tendono a fornire risposte standard ai reclami, senza entrare nel merito delle contestazioni tecniche, e spesso non partecipano attivamente ai tentativi di mediazione.
Il paradosso: per uscire bisogna diventare morosi
L’aspetto più critico riguarda, forse, le modalità concrete con cui un consumatore può uscire da queste situazioni. Secondo quanto emerge dai casi seguiti, spesso l’unica soluzione effettiva per ottenere la restituzione del veicolo e la chiusura del finanziamento è costituita dal prolungato inadempimento. La finanziaria si interessa (direttamente o tramite società di recupero credito ad essa collegate) alla situazione solo quando inizia ad avere una perdita economica. Fino a quando il Cliente lamenta l'iniquità del finanziamento ma paga le rate o, addirittura, estingue in toto il finanziamento per evitare che maturino altri interessi, non c'è particolare interesse a fornire riscontro. Dopo l'inadempimento di diverse rate, l'erogatore del finanziamento è maggiormente propenso ad accettare la restituzione del veicolo con estinzione del finanziamento.
Un simile meccanismo non è a costo zero per il consumatore: se smette di pagare viene segnalato nelle banche dati creditizie come Crif, con un impatto potenzialmente grave e duraturo sulla possibilità di accedere al credito. Si tratta di una soluzione meno seguita da ragazzi giovani che stanno formando una famiglia, acquistando casa. Tali soggetti sono, quindi, discriminati. Infatti, non viene loro offerta la stessa "possibilità di uscita" di cui possono beneficiare soggetti morosi.



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